Prima che il gallo canti
 
mercoledì, 21 marzo 2018

Prima che il gallo canti


Cala la notte, è finito il tempo della festa, della musica in piazza a Gaiole, delle bancarelle colorate. La bici è lì, appoggiata alla parete ai piedi del letto, sellata e scalpitante come un purosangue, i finimenti lucidi, gli ingranaggi oliati, il manubrio regolato al millimetro nella giusta posizione, i pezzi di ricambio nella borsa sottosella. Il cartellino con il numero è già appeso al telaio, fissato con i cordini. E’ pronta la maglia, con accanto il dorsale di tela cerata da appuntare con le spille da balia. E non bisogna dimenticare gli amuleti, piccolo corredo di ogni scaramantico ciclista: il cappellino, quello scolorito che ha portato bene quella volta un paio d’anni fa, la medaglietta, la foto nel taschino, i cari vecchi scarpini. La sveglia è puntata all’ora in cui canta il gallo, domani sarà un giorno lungo, bisognerebbe dormire, ma il sonno è andato in fuga. Si finge tranquillità eppure si fa strada il dubbio, il “chi me lo fa fare”, il “non ho più l’età”. Si pensa ai chilometri, alle salite, alle buche, al sudore, al cuore che picchia nelle tempie, alle ginocchia che fanno male. Si ripassa mentalmente il percorso, ci si prepara ad ogni contrattempo. Tutto è studiato, tutto è preventivato. Vien quasi da pensare che ci vorrebbe un imprevisto, dopo tanto programmare. Ma si sa che il controllo è solo un’illusione: domani incontreremo la strada, lunga, tortuosa, ripida, insidiosa, di polvere o di fango, di sassi o di asfalto. Sarà lei, insieme alle nostre gambe, a decidere come sarà la nostra Eroica. Adesso è tempo di spegnere la luce, quietare il cuore e abbandonarsi al sogno.


Elena Borrone