Milano-Sanremo: la Classicissima che ha scritto la Storia
 
venerdì, 22 marzo 2019

Milano-Sanremo: la Classicissima che ha scritto la Storia


La Milano Sanremo divenne presto la Classica di Primavera e subito dopo la Classicissima. La sua nascita, al solito degna di essere raccontata, data 14 aprile 1907, lo stesso anno di fabbricazione della Peugeot di Luciano Berruti, la bici che ha fatto l'immagine prima de L'Eroica. Proprio Candido Cannavò, direttore della Gazzetta dello Sport, dedicò un suo fondo alla conoscenza di questa magnifica signora centenaria, la bici di Luciano appunto, quando nel 2010 andammo in delegazione eroica, con diverse bici storiche, a precedere quella edizione della corsa. 
 
Sulle origini si rivendica l'idea tutta sanremese, visto che l'anno prima si era svolta una gara su auto piccole, le prime utilitarie, sul percorso Sanremo, Milano, Acqui Terme, Sanremo. Roba da poco, la finirono solo due equipaggi in due giorni e la cosa determinò diversi sfottò da bar. Subito dopo, però, la ricerca di una rivalsa e la messa in strada di una corsa ciclistica che partisse da Milano, sede Gazzetta, per arrivare nella Città dei Fiori. 
 
Costamagna, patron in un giornale che ancora non aveva partorito il Giro d'Italia, ne fece una questione economica e, al trio proponente, rispose che si sarebbe potuto metter mano al progetto a fronte di una raccolta di circa 700 lire. Giambattista Rubino, Stefano Sghirla e Marcello Ameglio si armarono subito, raccolsero la cifra e si ripresentarono. Fu il giornalista Morgagni ad occuparsi di portare avanti la cosa in Gazzetta e la parte tecnica finì nelle esperte mani di Armando Cougnet. Il percorso lo si trovò sulla carta Touring, il più plausibile e diretto, quasi 300 km, rimasto praticamente inalterato da sempre col passaggio del Turchino per calare in Riviera ed affrontare i Capi. 
 
Quella prima edizione scrisse già un pezzo di storia, per il maltempo e per la battaglia fra italiani e francesi, fra Bianchi e Peugeot, le due più grandi case al via. Vinse Petit Breton, un grande che aveva già un palmares stellare, dei nostri il protagonista fu il Diavolo Rosso, il piemontese Giovanni Gerbi, che si adoprò per il successo del coequipier in Bianchi e chiuse allo sprint l'altro francese Garrigou. 
 
La Sanremo divenne subito leggenda, posta al confine fra le due Nazioni nettamente più forti del ciclismo mondiale, e nel 1910 già si toccarono toni epici, con il maltempo che imperversò, la neve che falcidiò il gruppo e con la vittoria per oltre un'ora di vantaggio di Eugene Christophe, un eroico pietra angolare di storia ciclistica, un francese che fu il primo a vestire la maglia gialla e che perse per due volte la vittoria finale del Tour per rotture di forcella. 
 
La Milano Sanremo, sempre più, divenne una corsa mondiale per eccellenza, un riferimento imprescindibile, aperta ad ogni soluzione ma praticamente sempre riservata ai grandi campioni. L'albo d'oro della corsa testimonia di come a Sanremo si siano segnate le ere geologiche del grande ciclismo, dove tutti i grandi un segno l'hanno lasciato, più o meno profondo. Costante Girardengo, non a caso il primo Campionissimo, la vinse per 6 volte, accomunando doti di fondo, furbizia, regolarità ad un ottimo spunto veloce. Gli succedette Alfredo Binda, primo in 3 edizioni e poi fu già tempo di Bartali e Coppi; 4 per Gino, 3 per Fausto, con almeno un'edizione cadauno mitica; per Coppi quella del '46, al termine di una fuga infinita, per Bartali l'ultima, nel 1950, un'inattesa volata di gruppo in cui, a 36 anni, il toscano dette l'ulteriore zampata di una interminabile carriera. Il racconto della Milano Sanremo non può prescindere dal capitolo dedicato al Cannibale, ad Eddy Merckx, che a Sanremo si rivelò giovanissimo e poi finì per vincere 7 volte, una supremazia con qualsiasi tipo di soluzione finale. Il fenomeno belga si impose in volata, in solitaria inventando fughe in salita ed in discesa, un dominio che segnò tutto il decennio: il primo squillo nel '66, il suo settimo dieci anni dopo, nel 1976.
 
Poi, col crescere delle velocità e delle tecniche, la Sanremo è sempre più diventata incerta, il ciclismo moderno ha escluso man mano soluzioni da lontano ed oggi si parla molto spesso di lotteria per dire di un'incertezza senza pronostici attendibili ma sempre ad altissimo livello. Per il mondo di Eroica va ricordato anche il magnifico poker sanremese, a cavallo tra i due millenni, di Erik Zabel, il campione tedesco che onora da anni la partecipazione a Gaiole in Chianti.

Giancarlo Brocci

In foto 
Erik Zabel a L'Eroica 2018


Foto: Guido Rubino