Just for one day
 
mercoledì, 25 gennaio 2017

Just for one day


Che cosa hanno in comune Orione, il gigante, nato da una pisciata in compagnia di tre amiconi, Giove, Mercurio e Nettuno, che probabilmente erano un po' alticci di ambrosia, e Paolo Francesco Tosi, che anestetizza e rianima persone e biciclette con lo stesso identico cuore e coraggio, lui, le persone e le biciclette?
Cosa rende simile Orfeo, che incantava accompagnato dalla lira il mondo creato, ma che troppo impaziente lungo la strada perse Euridice per voltarsi a guardarla, ad Alessio Stefano Berti, in sella o sul palco più matto più dei suoi matti? O Diomede, che feriva gli dei ma insegnava agli uomini a navigare e ad allevare cavalli, ad Adriano Vettoratto, una faccia da maestro birraio su due garoni da Alfredo Binda; e Deucalione e Pirra, che ripopovalano la terra dopo il diluvio buttandosi pietre dietro le spalle a Silvia Graziani e Roberto Zauli, privati investigatori e manutentori di strade bianche tra la via Emilia e il West che seminano biglie colorate per gli amici? Che cosa della cacciatrice Atalanta, distratta dalle mele, ricorda Michela Piccioni, mezza Alfonsina e mezza Ginettaccio?
E poi, cosa rende Giasone alla conquista del vello d'oro tanto simile a Luciano Berruti che, col suo maglione di lana frusta, quando parla mangia l'aria insieme alle parole ma quando pedala mangia lo sterro sotto le ruote della Peugeot 1907?
La risposta la troviamo forse nella voce del Thin White Duke.
“Then they could be Heroes, / just for one day / and we can be Heroes / just for one day”. 

Gino Cervi