Jules e la Mucca
 
lunedì, 05 marzo 2018

Jules e la Mucca


La maglia appiccicata alla schiena e neanche un alito di vento che l’asciughi. Bisognerebbe avere il tempo di fermarsi, appoggiare la bici a quella pianta e buttarsi sul prato, levarsi le scarpe e stare a guardare il cielo tra le dita dei piedi. Fare come la mucca, ferma lì a bordo strada, che si chiede chi è questa bizzarra creatura un po’ folle che ansima, sputa e corre su un cavallo di ferro, veloce come un ladro di galline inseguito dal contadino. Ma cosa ne sa lei, immobile a dimenar la coda sotto al sole di giugno, di questa fatica da matto, del cuore che batte nelle tempie a darmi il ritmo della fuga, di questa voglia di arrivare primo che mi fa andare più forte dell’automobile, come se il motore ce l’avessi io, nelle gambe. 
Trecento chilometri ho pedalato oggi; e sassi e buchi come crateri e nella bocca polvere che si fa cemento. Eppure, se adesso passasse il treno proverei a battere pure quello. Testa bassa, pedalare, non mi devo voltare. Dentro quella nuvola, là in fondo, li vedi che provano a riprendermi? E quello che ha la faccia più feroce di tutti è Bottecchia, di sicuro. Far girare le gambe, allez: il mio capitano però questa volta non l’aspetto, via diritto a sognare la vittoria, come quando a casa, in Belgio, da bambino scatenavo la bagarre coi miei fratelli. Perché la bicicletta, per noi Buysse, è una malattia di famiglia. Undici, siamo: tutti corridori. “Fratelli Buyze, per servirla”, signora mucca, anche se qui in Francia ci chiamano “Buysse” e pure Lucien è là dietro nel gruppo e dà battaglia di sicuro. Se la strada chiama, Jules risponde, ma i cinquemilasettecento chilometri di questo Tour son tanti da macinare. E chissà fin dove arriva questo qui, in borghese, alle mie spalle, che sembra appena uscito dalla messa: forse vuol sognare un po’ anche lui di esser campione. Ma non si può rubare un sogno: questo sogno, oggi, è solo mio.

Elena Borrone

Il 20 giugno 1926, prima tappa del Tour de France (Evian-Mulhouse, 373 km) una mucca guarda passare il belga Jules Buysse, gregario di Ottavio Bottecchia nella squadra Automoto insieme al fratello Lucien. Jules vincerà la tappa: arriverà a Mulhouse solo, con 13 minuti di vantaggio sui primi inseguitori, distanziando il fratello Lucien di 23 minuti e Bottecchia di 34. Ma Lucien Buysse vincerà il Tour del France. Un altro fratello, Marcel, era arrivato terzo nell'edizione del 1913 del Tour.