Donne Eroiche
 
lunedì, 22 ottobre 2018

Donne Eroiche


Non so dirvi cosa mi spinge ogni anno ad immergermi nella magia dell’Eroica. L’infatuazione si è trasformata in amore in pochissimo tempo. Da quando ho scoperto questo mondo parallelo, questo incedere lento del tempo a dispetto della velocità liquida della vita reale, non mi rammarico più nemmeno se non riesco a trovare campo in quel piccolo luogo di storia ciclistica che è Gaiole in Chianti.

Giancarlo Brocci ha senza dubbio compiuto un miracolo e questo miracolo si è moltiplicato e si è diffuso in senso orizzontale nel mondo intero e in senso verticale nel tempo, percorrendo 22 anni attraverso le storie della gente, i racconti che fluiscono numerosi, le persone che passano per il Chianti, le bici che trovano nuova vita e percorrono le strade bianche per ore ed ore, sotto il sole, la pioggia, le intemperie, senza fretta.

E in mezzo a tutte queste storie che vanno e vengono, ci sono le donne, centinaia, provenienti da ogni paese. Potevo scegliere alcune a caso da raccontare: sono tutte bellissime. Ma alle 4 e 30 del mattino del 7 ottobre, sono state le storie che sono venute a cercarmi. Quelle che ho incontrato e che sto per raccontarvi sono donne Eroiche anche nella loro vita di tutti i giorni e che rivivono nella fatica e nell’impresa che si srotola sulle strade bianche dei 5 percorsi de L’Eroica di Gaiole, le loro imprese di donne, mamme e professioniste.

Inarrestabile Mara, mamma Eroica

Ho incontrato Mara che ha raccontato, emozionandosi, che la sua impresa eroica è stato adottare sua figlia, dopo lunga attesa e faticoso percorso. Gli occhi le si sono inumiditi improvvisamente proprio come solo una donna riesce a fare, senza controllo, facendo trasparire l’emozione, la stessa emozione che le ho letto sul volto quando era pronta per salire in sella alla sua bici. Le trecce bionde, la sua bellissima maglia Colnago, occhiali bianchi e la sua bici rossa con il numero 6572. E pensare che non doveva nemmeno partecipare perché avrebbe dovuto osservare assoluto riposo dopo una settimana difficile a livello di salute. Ma l’ostinazione di questa donna, l’entusiasmo e la forza di volontà l’ha spinta a superare questi limiti e spingersi oltre. Mara è arrivata prima delle 3 del pomeriggio al traguardo e con un sorriso meraviglioso ci ha salutato ed è tornata a casa dalla sua Lissed.

Mariateresa, la Ladra di Biciclette

Poi è arrivata Mariateresa. Una storia diversa, pur sempre carica di emozioni. Giornalista e appassionata del mondo della bicicletta, ha voluto parlarci della poesia, del suo incontro con L’Eroica prima come reporter e poi come partecipante. Mariateresa ha aperto un blog affascinante che ha chiamato ​Ladra di Biciclette​. La storia della nascita di questo blog è magica e sembra uscita da un libro delle favole.

In una sera d’inverno, tornando a casa, nel suo condominio di ringhiera a Milano, fece quell’incontro che l’avrebbe ispirata a tal punto da dedicare a quella bici, destinata alla discarica, un intero mondo fantastico che vive nel digitale. L’ha presa, quasi rubata idealmente quella bici ed è diventata quel simbolo di libertà e creatività che l’ha spinta fino a Gaiole e tornarvi ogni anno, edizione dopo edizione. E quest’anno Mariateresa, oltre a pedalare con il numero 1036, ha proposto dicandidare l’Eroica di Gaiole in Chianti alla Lista del Patrimonio Immateriale Unesco​. Le abbiamo chiesto perché e la risposta è stata che l’Eroica è ​“​Espressione della creatività umana​ e deve p​ oter essere trasmessa di generazione in generazione​, deve essere sostenuta, con misure di salvaguardia, da una comunità in stretta correlazione con l’ambiente e la sua storia.”

In fondo siamo proprio noi donne quelle che raccontano le favole ai bambini e Mariateresa non solo racconta storie ma sta facendo in modo che de L’Eroica non si perdano mai le tracce. Lavora perché rimanga come prezioso elemento culturale dei nostri tempi, nel sogno che, nel dopoguerra, regalarono Coppi e Bartali all’Italia contribuendo a risollevare un paese in ginocchio, restituendo l’orgoglio dell’italianità. I primi Eroici di tutti i tempi, protagonisti di uno sport che si spingeva fin dentro le case dei più piccoli paesi, martoriati dal conflitto, regalando quel senso di appartenenza ad un sentimento comune, con entusiasmo e speranza. Su questo fonda le sue basi l’Eroica e sono grata a Mariateresa di portare avanti questa sfida, al quale cammino mi unisco senza riserva alcune.

Cristina, l’Eroica che sfida la vita

Quando ho visto Cristina con il dorsale 1346, nel buio delle ultime luci della notte della piazza dove iniziavano a partire gli Eroici, non immaginavo la sua storia. Una ragazza minuta, appoggiata alla sua Bianchi, di quelle che ricordano i tempi del Coppi, con una cloche da aviatore e un paio di occhiali vintage. Era perfetta. Sembrava l’immagine di un quadro, una piccola Eroica in attesa. Era lì che osservava ogni particolare delle bici, dell’abbigliamento delle persone. Sembrava ascoltasse ogni discorso e, in silenzio, registrasse le emozioni. Avevo appena fermato una mamma e una figlia, in partenza per la loro prima Eroica insieme. Stavo ancora pensando a come raccontare questa cosa ma lei ha rapito la mia attenzione. Mi sono avvicinata timidamente incuriosita. Lei si è girata, mi ha guardata con un sorriso e i suoi due occhi verdi e grandi e mi ha aperto il suo cuore come un fiume in piena.
Cristina nella vita ha l’Eroica più difficile da pedalare, il percorso più impervio. Le è stato dato un fardello pesante da portare: la consapevolezza che la sua vita non sarà lunga come per chiunque, non potrà mangiare e tutte le cose che per gli altri sono naturali non le avrà mai. Chiunque si sarebbe arreso invece Cristina ha ritrovato ne L’Eroica un motivo per poter godere delle piccole cose, sfidare i propri limiti e pedalare ancora, metro dopo metro, anche se la polvere sale su dal naso, la pioggia sferza il suo viso e le salite sono durissime. La sua vita ha questa maledetta clessidra che scorre velocissima ma lei ha deciso di spingersi oltre ed ha ritrovato, nei valori dell’Eroica, tutta la forza che le consente di non pensare al suo tempo. Cristina insegue questo sogno supportata ormai da tutta la famiglia Eroica che, mentre parlavamo, si avvicinava e la salutava con entusiasmo perché lei stessa, con la cura del suo abbigliamento e il rispetto della tradizione e di un mondo fatto di gesti antichi e di piccoli dettagli ritrovati tra la polvere delle strade bianche, incarna la donna Eroica per antonomasia, che non si arrende e che accetta la sfida della vita.

La sua bici è bellissima. Cristina mi racconta che a casa, invece dei quadri, appese alle pareti in camera sua, ha le sue biciclette, le sue bambine, Bianchi e Rossignoli, che mi chiede di ringraziare per la costante presenza nella preparazione delle sue bici prima di ogni uscita. Cristina ha bisogno di viaggiare per le strade del Chianti più in sicurezza degli altri e Simone Bozzi di Bianchi Milano, minuziosamente le prepara la bici ad ogni uscita mentre Renato Rossignoli, come un angelo custode, quando ha saputo del peggioramento delle sue condizioni fisiche, ha voluto per lei una bicicletta costruita per farla andare sempre più in alto e con più leggerezza. Lei mi chiede espressamente di ringraziarli perché, lei dice, non lo fa mai abbastanza.

Le chiedo di baciarla e abbracciarla perché la commozione è tanta. Il nostro lavoro qui doveva essere quello di raccontare le storie di donne Eroiche, con una missione dura nella vita, con un cammino tortuoso, epico ma affrontato con orgoglio. Cristina è il compendio dell’umiltà e della forza che le donne mettono tutti i giorni nel loro percorso più lungo, più impervio, più assurdo.

Se queste non sono donne Eroiche, io de L’Eroica allora non sono riuscita a trasmettervi nulla.

Ci vediamo a Montalcino in maggio!

Alessandra Ortenzi