​A trent’anni la bici eroica è sempre più bella
 
lunedì, 04 settembre 2017

​A trent’anni la bici eroica è sempre più bella


Un telaio dalla forma riconducibile a un pentagono, due ruote di cui l’anteriore che governa la direzione e la posteriore movimentata da una trasmissione a catena. E poi un manubrio con le “corna” all’ingiù e una sella comoda su cui poggiare. Pensateci bene: le supertecnologiche bici attuali, quelle in carbonio, dal peso di soli sei chili, hanno incredibili elementi in comune con i primi velocipedi di fine Ottocento.
La bici da corsa, in realtà, è cambiata tantissimo nei suoi centocinquanta anni di vita. La silhouette originaria non l’ha mai persa, è vero, ma pian piano questo mezzo di locomozione è progredito, migliorato e lo ha fatto sia dal punto di vista tecnico che dei materiali: il rapporto fisso alla ruota, poi la ruota libera e successivamente le moltipliche con il “giro ruota”.
Fu poi la volta delle prime trasmissioni a cremagliera e poi quelle con le “stecche”, per poi cedere il passo al cambio a “parallelogramma”, ancora le doppie corone e poi le cinque, sei e sette velocità alla ruota. Queste sono in estrema sintesi alcuni delle tappe evolutive delle bici che ci piace definire “Eroiche”. Qualche anno fa abbiamo deciso di fissare al 1987 il limite oltre il quale le bici non si possono più pregiare di questo appellativo.
Sul finire degli anni Ottanta, infatti, l’evoluzione della bici da corsa conobbe un’impennata improvvisa, dirompente; una serie di soluzioni tecniche migliorarono non poco velocità e prestazioni, ma allo stesso tempo modificarono in modo netto “look” ed estetica del mezzo.
Da esterne che erano sempre state le guaine dei freni iniziarono a scorrere dentro il manubrio, anche i cavi trasmissione cominciarono in tanti casi a passare nel telaio e soprattutto i vecchi pedali “liberi” e con i cinghietti furono soppiantati da ingegnosi pedali a scatto, che avevano nelle nuove scarpe con tacchette a sgancio il loro necessario complemento.
Qualche anno dopo, poi, sarà la rivoluzione dei materiali a mutare definitivamente il telaio: il carbonio/kevlar, l’alluminio e poi ancora il carbonio.
Ma questa è ancora un’altra storia, che poco azzecca con L’Eroica. Per il popolo eroico le bici si fermano tecnologicamente là, a quel 1987 che è spartiacque importante per la storia della bicicletta. 1987-2017: sono già passati trenta anni. Come dire, la più giovane delle bici eroiche in questa stagione celebra una ricorrenza importante: si fa un po’ più vecchia, ma sicuramente si fa sempre più bella.
Maurizio Coccia